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Elezioni AIE, sentiamo i candidati del DEP: Matteo Renzi, candidato al Consiglio direttivo PDF Stampa E-mail

matteorenzi 2Matteo Renzi, epidemiologo ambientale del Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio, è candidato al Consiglio direttivo AIE 2021-2023.

Cosa rappresenta per te l'AIE e cosa ti ha spinto a candidarti?

Per me l'AIE rappresenta un organo imprescindibile per l'epidemiologia italiana, perché costituisce un punto cardine, una rete fondamentale che unisce tutti gli epidemiologi italiani e permette quindi di confrontarsi su varie tematiche e realtà presenti nel nostro paese.
La mia candidatura nasce dall'impegno che in questi anni ho sempre sentito di voler dedicare a questo mondo, facendo anche parte del gruppo AIE Giovani che ho fondato insieme ad altri colleghi, e nel quale abbiamo avuto come prima mission quella di costruire una rete fra i giovani epidemiologi italiani, mettendoli in contatto tra loro e far sì che nascesse qualcosa di costruttivo.
Ho avuto qui modo di confrontarmi apertamente e intensamente con il direttivo AIE e l'organizzazione generale e penso di poter dare un contributo importante, portando anche l'esperienza maturata – appunto – con AIE Giovani.

Su quali temi credi dovrebbero concentrarsi maggiormente l'epidemiologia, e l'AIE, nel post pandemia?

Sicuramente gli aspetti che sarebbe importante riprendere sono il tema delle disuguaglianze di genere e la crisi ambientale. Su quest'ultimo punto è fondamentale riprendere il cammino che si è interrotto bruscamente con la pandemia e che ha visto emergere realtà di citizen science (come “Cittadini per l'aria” o “NO2, no grazie”) e movimenti giovanili come il Fridays for future e credo che il compito dell'epidemiologia sia fondamentale, perchè serve per interloquire con tutti questistakeholder non solo dal punto di vista della ricerca scientifica ma anche concreto e istituzionale.


A livello di attività formative, l'AIE fa già molto, ma cosa pensi si possa fare per migliorare ulteriormente da questo punto di vista?

L'AIE negli ultimi anni ha già implementato la propria offerta formativa, inserendo sempre più workshop a libero accesso e pubblicizzando corsi di formazione. Quello che farei io è offrire corsi di formazione propri dell'Associazione, anche con modalità telematiche e virtuali soprattutto rivolte ai giovani soci ma non solo. Quindi un'offerta formativa 365 giorni l'anno.

Negli anni di esperienza che hai maturato, sia in AIE Giovani che in generale nell'epidemiologia, quali cambiamenti hai visto?

Ho visto una grande volontà di cambiamento,soprattutto con AIE giovani, una voce emersa da epidemiologi più giovani che erano presenti nell'Associazione e finalmente appoggiata dall'AIE e sempre pienamente supportata. Negli anni ho visto l'esigenza di innovazione e cambiamento da parte di tutti e secondo me questo percorso è iniziato ma non è terminato. Siamo in una fase cruciale del tragitto, ma vedo che c'è un'aria di cambiamento positivo e dobbiamo proseguire su questa strada.