Monossido di carbonio ambientale e mortalità giornaliera: uno studio globale di serie temporali Stampa

monossido carbonioL’evidenza epidemiologica sugli effetti acuti del monossido di carbonio (CO) sulla mortalità si è sempre limitata a studi condotti in singole città o aree geografiche.

Occorreva dunque fornire nuove evidenze sugli effetti avversi del CO sulla salute umana in aree diverse, in modo da supportare il processo di revisione delle attuali linee guida OMS sull’inquinamento atmosferico.

Nello studio in cui ha partecipato il DEP Lazio, è stato usato un approccio di serie temporali per indagare la relazione CO-mortalità su scala globale in 337 città tra il 1979 e il 2016, e si tratta del primo studio sul CO che include dati da tutto il mondo. Inoltre per la prima volta vengono fornite evidenze su effetti a bassissime concentrazioni, in quanto è stata condotta un'attenta indagine sulla forma della relazione dose-risposta. Infine sono stati analizzati gli effetti del CO al netto dell'esposizione ad altri inquinanti chiave, quali il particolato sospeso (PM), l’ozono, gli ossidi di zolfo e il biossido di azoto.

I risultati ci dicono che 1 mg/m3 di incremento di CO si associa ad un incremento dello 0.91% (CI95%: 0.32, 1.50) di mortalità per tutte le cause. La relazione dose-risposta è compatibile con una forma lineare, senza evidenza di soglia di non effetto a basse dosi (semmai con effetti lievemente maggiori, sotto 0.6 mg/m3). L’associazione persiste al netto della co-esposizione ad ozono, si attenua con il PM, e si riduce di parecchio con l’NO2, in quanto CO e NO2 sono altamente collineari poiché emessi dalle stesse fonti.

Studi futuri dovranno concentrarsi sul ruolo indipendente di diversi inquinanti emessi da fonti di traffico veicolare.

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