Elezioni AIE, sentiamo i candidati del DEP: Carla Ancona, candidata alla Vicepresidenza Print

foto bio carlaCarla Ancona, epidemiologa ambientale del Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio, è candidata alla Vicepresidenza AIE per il biennio 2021-2023.

Ci avviciniamo al 45° convegno dell'Associazione Italiana di Epidemiologia, che per te sarà speciale dal momento che sei candidata alla vicepresidenza AIE. Cosa rappresenta per te l'AIE?

Lavoro al DEP da oltre vent'anni e da subito sono stata coinvolta nell'AIE, partecipando sempre attivamente, e nel 2010-2012 sono stata eletta nella Segreteria. È una associazione forte e importante, capace di mobilitarsi unita come dimostrano i tanti position paper redatti negli anni e tutte le attività messe in campo, in tema COVID 19, che hanno contribuito alla produzione di evidenze che hanno orientato i processi decisionali durante questo terribile anno di pandemia. AIE nasce con l’obiettivo di promuovere l’epidemiologia nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, ma è stata capace di aprirsi a nuovi temi quali il contrasto alle diseguaglianze, l’approccio One Health, la farmacoepidemiologia, la medicina dei migranti, il tema Ambiente e Salute e tanti altri ancora.
È certamente una associazione vitale e reattiva, ma tanto lavoro c’è ancora da fare: è necessario valorizzare il contributo dei soci più giovani, favorendo lo sviluppo delle loro competenze attraverso il confronto e l’integrazione con le precedenti generazioni di epidemiologi italiani; promuovere l’approccio multidisciplinare e inter - istituzionale sui protocolli di ricerca e la condivisione dei dati; essere ancora più inclusivi sviluppando collaborazioni proficue con i gruppi regionali.

In un anno così particolare, caratterizzato dalla pandemia, quali criticità sono emerse dal punto di vista epidemiologico e come pensi dovrebbero essere risolte? Quali saranno i temi e i punti su cui intendi concentrarti in caso di elezione alla vicepresidenza?

Una grande criticità è stata senza dubbio la non immediata disponibilità dei dati. Noi siamo ricercatori di sanità pubblica, il nostro lavoro consiste nell’applicare la cultura, i metodi e gli strumenti dell’epidemiologia per produrre evidenze che possano essere utilizzate nei processi decisionali. Per innescare questo processo è però necessario disporre di dati, tempestivamente. Sul tema COVID dobbiamo ora impegnarci per produrre conoscenza sui determinanti e le modalità della trasmissione, la programmazione di sistemi efficienti di contact tracing e la loro valutazione, impegnarci cioè a produrre informazioni per orientare alcune scelte che dovranno essere messe in campo per contrastare l’epidemia in questa nuova fase di “riapertura”.

AIE deve continuare a fare e a fare bene, impegnandosi prioritariamente su temi quali il contrasto alle disuguaglianze e focalizzandosi sull’eccesso di rischio per i fragili della nostra società, sul miglioramento dei determinanti sociali di salute di una comunità e dei suoi ambienti di vita, come la scuola, il luogo di lavoro, i luoghi delle cure. Altro tema è sicuramente la promozione della salute in tutte le politiche: non è più possibile lavorare per compartimenti separati su salute, sostenibilità ed equità prima di adottare una politica o un intervento. Infine, il tema che mi è più vicino per competenza, il binomio ambiente/salute e il supporto alla rimozione dei fattori di rischio ambientali.

Parlando di ambiente, ovvero ciò di cui ti occupi, la pandemia ha purtroppo congelato un tema come la crisi ambientale e su alcuni aspetti si è fatto più di un passo indietro.
Cosa potrebbe fare l'AIE per farlo emergere nuovamente e dare al tema ambiente la giusta risonanza?

Le esposizioni ambientali, i cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico, delle acque, del suolo, l’ambiente urbano hanno un impatto rilevante sulla nostra salute. Gli obiettivi di decarbonizzazione, passaggio alle energie rinnovabili, trasporti e agricoltura sostenibili sono estremamente urgenti, non rimandabili. Abbiamo bisogno di cambiamenti sostanziali, anche dei nostri stili di vita e delle nostre scelte individuali su temi quali la mobilità, in una logica di co-benefici per la salute. Credo che l’AIE possa dare un importante contributo, fornendo supporto metodologico e la collaborazione di discipline diverse per costruire una roadmap per l’individuazione di politiche e strategie efficaci. Sono la coordinatrice della Rete Italiana Ambiente e Salute, un progetto CCM che lavora per costruire ponti tra le strutture del SSN e le Agenzie dell’Ambiente. Da questa esperienza ho imparato che la sinergia e la prospettiva di rete può fare la differenza.

A livello di attività formative, l'AIE fa già molto, ma cosa pensi si possa fare per migliorare ulteriormente da questo punto di vista? Qual è il tuo piano a riguardo, in caso di elezione?

A livello universitario la formazione sulla nostra disciplina in Italia propone percorsi frammentati e sicuramente non omogenei. I giovani operatori arrivano nei servizi del SSN con una preparazione non sempre adeguata al ruolo al quale sono chiamati e c’è la necessità continua di un efficace aggiornamento professionale. Credo che AIE dovrebbe, come in parte già fa partecipando come UO a diversi progetti quali i CCM, da un lato continuare a collaborare con Istituzioni, Università, alla costruzione di programmi di Master e dall’altro costruire dei percorsi formativi su temi specifici. L’organizzazione di webinar gratuiti, che stiamo sperimentando in questi mesi, può essere una proposta realizzabile, equa ed efficiente.

Se venissi eletta, come vedresti l'AIE fra due anni?

Come è ora, ma ancora più bella, stimolante e inclusiva. Una casa in cui ritrovarsi ogni volta con piacere, un luogo di confronto (a volte anche di scontro) e di arricchimento personale e culturale per tutti i soci.